giancarlo e katia sposi

giancarlo e katia sposi
2 luglio 2014

sabato 30 giugno 2012

Università degli studi di Palermo



L'Alluvione di Palermo del 1931 è l'ultima grande alluvione testimoniata che ha colpito la città di Palermo.
Avvenimenti precedenti
A Palermo sono testimoniate cinque diverse alluvioni tra il XIX ed il XX secolo. Infatti si ricordano le alluvioni del 1557, 1666, 1689, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925 ed infine al culmine l'alluvione del 1931. Da quel momento in poi non si sono riscontrati ulteriori cataclismi di questa portata.
L'alluvione
Tra il 20 e il 24 febbraio si riversarono sulla città 618 mm di pioggia, di cui 395 in 50 ore di pioggia ininterrotta tra il 21 e il 23 febbraio. La conformazione di Palermo, una conca posta alla base di alte montagne, facilitò l'aumento del livello dell'acqua, che variava nei diversi punti della città tra i 2 m di via Roma, fino ai 6 m di piazza Sant'Onofrio: infatti la Conca d'oro non è omogenea ma caratterizzata in più punti da grosse depressioni. Altro particolare che influì fu la presenza, sopra e sotto il livello cittadino, di quattro flussi d'acqua principali: il Canale Passo di Rigano, il Papireto, il Kemonia ed il fiume Oreto; alcuni di questi canali erano deviati artificialmente sotto l livello stradale. Oltre al grosso volume d'acqua la città fu colpita da un fortissimo vento di tramontana che distrusse diversi muri.
I danni
L'alluvione causò la morte di 10 persone e ne ferì altre 21. Andarono distrutte diverse abitazioni e strade, molti edifici storici subirono gravi danni, e la linea ferroviaria fu divelta. Ingenti furono anche i danni nelle campagne, dove le abitazioni rurali furono spazzate via. Inoltre la gru utilizzata per la costruzione del Palazzo delle Poste venne divelta dal forte vento crollando su un edificio adiacente.
I soccorsi
A causa dell'alto livello dell'acqua i soccorsi tardarono ad arrivare; si organizzarono barche e ponti provvisori per trasportare in salvo le persone che si erano rifugiate nei piani più alti delle abitazioni. Il vento rendeva anche difficile la costruzione di ponti galleggianti.
Invasione delle acque, già alte 50 cm, in via Roma in corrispondenza della parrocchia di S. Antonio

Lo stesso tratto di via Roma, di cui alla foto precedente. Qui successivamente l'acqua raggiunse l'altezza di 2 metri
Altra immagine dello stesso tratto di via Roma all'inizio dell'evento alluvionale

Allagamento della via Venezia, lateralmente al Teatro Biondo

L'emblematica immagine delle acque in via Venezia che hanno già raggiunto il livello del primo piano
Allagamento della Piazza Fonderia nei pressi della Cala. Sullo sfondo il Palazzo delle Finanze
La discesa dei Maccheronai. Veduta del lato destro della strada scendendo da Piazza S. Domenico a Piazza Caracciolo

Piazza S. Onofrio. L'acqua è ancora alta 50 cm; successivamente raggiungera i 6 m

Ponte di barche in Corso Alberto Amedeo guardando verso Porta Nuova

Altra veduta del Corso Alberto Amedeo guardando verso Porta Guccia

Albero del Parco D'Orleans abbattuto dal vento, all'inizio dell'attuale Corso Re Ruggero. Sulla destra il trincerone ferroviario, oggi coperto; sullo sfondo il Corso Tukòry

Veduta ravvicinata del trincerone di cui alla foto precedente. La sede stradale, in prossimità di Corso Tukòry, appare interrotta.
L'antico Ponte dell'Ammiraglio sotto le cui arcate, il fiume Oreto era stato deviato nella prima metà dell'ottocento, riprese a scorrere

Allagamento della campagna nord-occidentale, nei pressi di Villa Verde

La gru impiantata ne cantiere per la costruzione del nuovo Palazzo delle Poste, abbattuta dal vento, dannegiò l'ultima elevazione dell'edificio antistante

Altra immagine della gru di cui alla foto precedente

Raccolta fotografica predisposta in occasione della conferenza-dibattito sul tema " Palermo tra due alluvioni", organizzata in data 23 Febbraio 1987.
Le fotografie riprodotte fanno parte della collezione di Rosario La Duca.

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domenica 24 giugno 2012

Reportage Sicilia Castello di Maredolce

Il Castello di Maredolce alla Favara

Resta imprecisabile l'epoca di fondazione; alcuni studiosi tendono ad attribuirla all'Emiro Kalbita Giafar (997/1019), ritenendo anche che sia stato costruito su una costruzione preesistente. Altri studiosi ritengono che la costruzione sia di periodo normanno; altri ancora suppongono che il castello sia di epoca araba, il laghetto di epoca normanna. Il Basile sostiene addirittura che i sollazzi siano stati due: quello di Maredolce e quello della Favara e che uno dei due sia stato distrutto durante la guerra del Vespro. Nel 1071 il castello venne occupato dal normanno Conte Ruggero e divenne uno dei "solatii regii" che sorgevano nell'ampio parco che circondava la città e che gli arabi avevano reso luogo di delizie con la loro raffinata sapienza nella pratica irrigua, utilizzando la ricca falda acquifera della pianura con un complesso sistema di pozzi e di canaletti.
( Continua.... )

www.palermoweb.com/cittadelsole/.../castello_maredolce.htmCopia cache -
















Reportage Sicilia Castello Maredolce










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giovedì 21 giugno 2012

Reportage Sicilia San Biagio Platani

San Biagio Platani è un paese dell'entroterra agrigentino, a 38 chilometri dal capoluogo, situato sul medio versante di una collina che culmina in contrada Garipi e degrada verso il fiume Platani. Le origini risalgono al 1635 Tra tutte le manifestazioni che celebrano la Santa Pasqua, quella che si svolge a San Biagio Platani è sicuramente una delle più suggestive. La tradizione degli “Archi di Pasqua” affonda le sue radici nella miseria in cui versava il paese a circa metà del 600, il cui allestimento serviva appunto a far dimenticare la povertà. Nata come espressione della devozione del popolo sambiagese verso la Madonna e il Cristo risorto, è diventata nel corso degli anni, richiamo per grandi folle di turisti. Le strutture e i quadri in mostra, sono delle vere opere d’arte realizzate con gli elementi della natura come canne, pane, pasta, romarino, arane, datteri e altri alimenti, assemblati dalle mani sapienti delle confraternite (Madunnara e Signurara) per creare delle strutture meravigliose in esposizione lungo il corso principale del paese dalla Domenica di Pasqua a tre domeniche successive.







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