Giancarlo e Katia Sposi

domenica 21 gennaio 2018

Personale Fotografica di Nino Giaramidaro

Un boato inaudito, quasi materia che veniva da dentro la terra, e poi il vacillare sussultorio, forse ondulatorio, probabilmente tutte e due le rabbiose onde, che si accaniscono sempre sulla povertà, su popolazioni che vivono della terra, dove scienza e tecnologia non vogliono arrivare perchè lì circolano solo zappe aratri mule tetti di canne botteghe con il "libretto" della "credenza": tutta roba al di fuori della new economy.
Sono passati cinquant'anni.
La gente affollava i margini della strada, al buio combattuto con incerti falò. Sgomenta. Lettini e sedie lungo le curve, a ridosso di ramaglie che uscivano da contrafforti di pietra a secco, sotto fichidindia senza cura, masserizie sulle spalle, bambini che piangevano, i piedi infangati, andavano tutti verso la paura con il dolore appollaiato sulle coppole e sugli scialli.
Erano le quattro del mattino nel buio di quel lunedì lungo la statale 119, da Santa Ninfa a Gibellina e poi, curvando a destra, sulla Provinciale verso Poggioreale e Salaparuta, ancora più giù l'agrigentina Montevago. In quella grande falce di paesi del Belice c'era stato l'epicentro, sinonimo elegante e docile della distruzione. Quando il giorno si fece largo fra le pesanti nuvole, apparve Gibellina rasa al suolo. Il bombardamento di Dresda, la bomba di Enola Gay su Hiroshima. Poi Poggioreale, Salaparuta e Montevago dove sulla piazza era rimasta in piedi solo l'insegna di un distributore della Total. Notti all'addiaccio, vagoni ferroviari pieni di deportati, le tende nel fango, la paura delle malattie, le baracche - anni e anni di vita dentro rettangoli di faesite - una punizione da rappresaglia per circa centomila della Sicilia sconosciuta. Una vergogna piena di bugie, sotterfugi, violenza, patimenti e speranze perdute. Queste fotografie sono tentativi di ricordare quei giorni mesi e anni nel Belice ferito, umiliato e ingannato ma, per fortuna, non vinto.

Palermo, 15 .01.2018   (Nino Giaramidaro) 

Si è inaugurata venerdi 19 gennaio una personale fotografica di Nino Giaramidaro, firma illustre del Giornale di Sicilia e fotografo professionista, che all'epoca dei fatti era inviato sui luoghi del terremoto per conto del giornale l'Ora di Palermo a documentare il disastro. Un reportage unico e irrepetibile, mirato sul dramma delle persone, un bagaglio fotografico ricco di umanità da tramandare alle future generazioni per non dimenticare cosa è stato il terremoto nella valle del Belice, e per come è finito.







La mostra visitabile presso la Libreria del Mare di Maurizio Albanese in via Cala 50 a Palermo, dal 19 al 25 gennaio, è stata presentata dal dottor Aurelio Pes, ex funzionario dei Beni Culturali della Regione Siciliana.

L'autore Nino Giaramidaro



Il dottor Aurelio Pes che presenta la mostra

giovedì 18 gennaio 2018

Siccità

Un pomeriggio al lago di Piana degli Albanesi, dove il bacino artificiale per approviggionamento acqua, è completamento a secco, ho ripescato alcune foto scattate nel 2008, è la differenza è impressionante, giudicate voi.

Il tetto della casetta che affiora 2008



La casetta completamente emersa 2018



Il livello dell'acqua nel 2008



Livello acqua oggi



Livello acqua oggi

Mancano moltissimi metri cubi di acqua, causa scarsezza pioggia, dovuta sicuramente al cambiamento climatico, inquinamento atmosferico e terrestre, e qualcuno ancora si ostina a dire che non esiste il problema climatico, quando mai si è visto la neve del deserto del Shara eppure è il secondo anno che questo "fenomeno avviene", se non si ricorre ai ripari con degli interventi seri, il nostro pianeta è destinato a ........... Cosa lasciamo alla nostra futura generazione?


Cliccare sulle foto per ingrandirle e vedere le differenze.

domenica 14 gennaio 2018

50° anniversario del terremoto nella valle del Belice

Sono passati 50 anni dal terremoto che ha colpito la valle del Belice, e al di là di tutte le polemiche che esso ha suscitato in tutto questo tempo, voglio proporre un portholio che ho realizzato con pellicola, nel 2005, visitando il paese di Poggioreale.

Non so se si riesce a leggere la relazione del portholio, ma se cliccate sull'immagine un po si ingrandisce.

 
L'ingresso del paese recintato, dove il tempo è rimasto fermo a quella tragica notte del 14 gennaio del 1968, le altre foto sono state presentate in fase di stampa con un reticolato tipo finestra, a significare che lo spettatore si affaccia su questa realtà, quello che mi colpì fu il silenzio dei luoghi nel ricordo di un paese pieno di vita, che ancora oggi si trova così nel perenne ricordo, con qualche crollo in più.










Il nuovo paese oggi ricostruito a 5 km dal vecchio, risulta un complesso di case normali, intervallate da faraoniche "Opere d'Arte" ultramoderne per quel periodo, che, a mio parere arrecano offesa alle tradizioni ed alla cultura del vecchio paese, che come già detto nella relazione lo considero "il secondo sacco del Belice", vedi anche tutte le altre opere che sono state fatte negli altri paesi in nome di una cultura troppo spesso defraudata del proprio significato.

Omaggio al poeta Ignazio Buttitta


 Risultati immagini per foto di ignazio buttitta

http://www.fondazioneignaziobuttitta.org/

Tra i poeti contemporanei che hanno scelto di esprimersi in siciliano, Buttitta è il più conosciuto, sia in Sicilia che nel resto d'Italia. La sua Opera traduce in versi un intero secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia, esplicitamente impegnandosi e radicandosi nelle cause e nelle conseguenze del disagio economico delle classi subalterne. Buttitta ha vissuto.....(continua a leggere) https://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_Buttitta

                                                                          
 alcuni versi presi tra le sue poesie più famose:

"A puisia adduma e s'astuta,
affunna nterra e mori,
acchiana ncelu e cadi:
havi l'ali di pagghia"
( da "U tempu Longu") gennaio 1973

"Basta na taliata
a li voti,
na magia di l'occhi,
na sbuccata du cori
p'arrivisciri un mortu chi chianci"
(da "Si mori dui voti") gennaio 1966

"L'aceddi volanu a sbardu,
cantanu a sbardu
un cantu sulu è lamentu
e mori ntall'aria"
(da "Non mi lassari sulu") novembre 1968

Altre poesie complete e tradotte.
 http://www.culturasiciliana.it/Page/poesia/buttitta%20ignazio.htm

sabato 6 gennaio 2018

Epifania

 Una festa dell'Epifania degli anni '60 in piazza Navona a Roma, quando le feste erano veramente feste..... io sono quello con la scopa in mano.

venerdì 5 gennaio 2018

Festa dell'Epifania

Foto dal web
Buona Befana a tutti

domenica 31 dicembre 2017

Auguri


Auguri a tutti i miei blogger

giovedì 28 dicembre 2017

Il Parco Uditore

 
Nei primi mesi del 2010, un gruppo di cittadini lancia in rete un appello chiedendo di destinare un'area inutilizzata di fondo Uditore, a parco urbano, trasformando questo spazio verde a giardino pubblico. Con le iniziative promosse da alcuni studiosi di paesaggio e le iniziative per la trasformazioni urbane dell'Università di Palermo che da anni si occupano in tal senso, ben presto si sono raccolte 8000 firme, potendo presentare al Comune di Palermo il progetto di variante al P.R.G. Nel luglio 2011 la variante viene approvata, e la Regione Siciliana, proprietaria del  terreno stanzia i fondi per iniziare la bonifica per rendere fruibile l'area alla popolazione, sottraendo lo spazio alla speculazione edilizia. Infatti il giovane parco di circa 9 ettari è un enorme polmone  verde di "Conca d'Oro" circondato da palazzi che lo sovrastano. Con il solo aiuto dei volontari e di piccole imprese locali, che forniscono attrezzature e piante per poter realizzare gli impianti, il 15 ottobre del 2012 il Parco Uditore diventa una realtà, aprendo i cancelli al pubblico. Il gruppo di cittadini, tuttavia si costituisce in comitato civico, perché nessun fondo di spesa è stato mai stanziato per la gestione, manutenzione e promozione dell'area. Nel 2014 la Cooperativa Parco Uditore nasce giuridicamente per favorire "i processi di cambiamento e di transizione per migliorare la qualità della vita nelle città" per prendersi cura del bene pubblico per provvedere alle spese di gestione, per far fruire il parco ai cittadini. La cooperativa formata da ragazzi, studenti, professionisti che collaborano tra loro pianificando turni di lavoro, per apertura e chiusura del parco provvedendo alla pulizia alla sorveglianza e alle iniziative sportive ludico-ricreative, a due passi dalla città. Un modello di gestione della cosa comune autofinanziato nella sua natura per il bene comune riscuotendo un enorme successo.  http://www.parcouditore.org/












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