Auguri di Buone Feste

Auguri di Buone Feste

Giancarlo e Katia Sposi

Ultimi post pubblicati

venerdì 22 gennaio 2021

Tramonto

 

Strano e spettacolare tramonto oggi a Palermo

Madame X


 

giovedì 21 gennaio 2021

lunedì 11 gennaio 2021

mercoledì 6 gennaio 2021

La Befana


Come dice il mio amico blogger Toti; che ovviamente non abbiamo questa preparazione per il racconto che alleghiamo, ma che ci piace condividere con voi, trasmessa da una persona "acculturata".



foto dal web



 
LA BEFANA : TRADIZIONE E SIGNIFICATO ESOTERICO
 
Conosciamo tutti il significato che la religione cristiana ha dato alla festività dell'Epifania, ma forse non tutti sappiamo che dietro la presunta storpiatura che ha trasformato il termine Epifania in "Befana", c'è una serie di tradizioni antiche che sono riuscite, faticosamente, a sfidare i millenni ed a giungere fino a noi.

L'origine della Befana è nel mondo agricolo e pastorale. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. In questa notte Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.

Per meglio capire questa figura dobbiamo andare fino al periodo dell'antica Roma. Già gli antichi Romani celebravano l'inizio d'anno con feste in onore al dio Giano (e di qui il nome Januarius al primo mese dell'anno) e alla dea Strenia (e di qui la parola strenna come sinonimo di regalo). Queste feste erano chiamate Sigillaria; ci si scambiavano auguri e doni in forma di statuette d'argilla, o di bronzo e perfino d'oro e d'argento. Queste statuette erano dette "sigilla", dal latino "sigillum", diminutivo di "signum", statua. Le Sigillaria erano attese soprattutto dai bambini che ricevevano in dono i loro sigilla (di solito di pasta dolce) in forma di bamboline e animaletti.

Questa tradizione di doni e auguri si radicò così profondamente nella gente, che la Chiesa dovette tollerarla e adattarla alla sua dottrina. In molte regioni italiane per l'Epifania si preparano torte a base di miele, proprio come facevano gli antichi Romani con la loro focaccia votiva dedicata a Giano nei primi giorni dell'anno. Usanza antichissima e caratteristica è l'accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E' una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l'antico rito del fuoco del solstizio d'inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi. E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l'anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).
 
foto dal web
 
In epoca medioevale si dà molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell'Epifania è anche chiamata la "Dodicesima notte". È un periodo molto delicato e critico per il calendario popolare, è il periodo che viene subito dopo la seminagione; è un periodo, quindi, pieno di speranze e di aspettative per il raccolto futuro, da cui dipende la sopravvivenza nel nuovo anno. In quelle dodici notti il popolo contadino credeva di vedere volare sopra i campi appena seminati Diana con un gruppo più o meno numeroso di donne, per rendere appunto fertili le campagne.

Nell'antica Roma Diana era non solo la dea della luna, ma anche la dea della fertilità e nelle credenze popolari del Medioevo Diana, nonostante la cristianizzazione, continuava ad essere venerata come tale. All'inizio Diana e queste figure femminili non avevano nulla di maligno, ma la Chiesa cristiana le condannò in quanto pagane e per rendere più credibile e più temuta questa condanna le dichiarò figlie di Satana! Diana, da buona dea della fecondità diventa così una divinità infernale, che con le sue cavalcate notturne alla testa delle anime di molte donne stimola la fantasia dei popoli contadini.
 
foto dal web
 
Di qui nascono i racconti di vere e proprie streghe, dei loro voli e convegni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Nasce anche da qui la tradizione diffusa in tutta Europa che il tempo tra Natale ed Epifania sia da ritenersi propizio alle streghe. E così presso i tedeschi del nord Diana diventa Frau Holle mentre nella Germania del sud, diventa Frau Berchta. Entrambe queste "Signore" portano in sé il bene e il male: sono gentili, benevole, sono le dee della vegetazione e della fertilità, le protettrici delle filatrici, ma nello stesso tempo si dimostrano cattive e spietate contro chi fa del male o è prepotente e violento. Si spostano volando o su una scopa o su un carro, seguite dalle "signore della notte", le maghe e le streghe e le anime dei non battezzati.

Strenia, Diana, Holle, Berchta... da tutto questo complesso stregonesco, ecco che finalmente prende il volo sulla sua scopa una strega di buon cuore: la Befana. Valicate le Alpi, la Diana-Berchta presso gli italiani muta il suo nome e diventa la benefica Vecchia del 6 gennaio, la Befana, rappresentata come una strega a cavallo della scopa, che, volando nella dodicesima notte, lascia ai bambini dolci o carbone. Come Frau Holle e Frau Berchta, la Befana è spesso raffigurata con la rocca in mano e come loro protegge e aiuta le filatrici.

foto dal web
 
Nella Befana si fondono tutti gli elementi della vecchia tradizione: la generosità della dea Strenia e lo spirito delle feste dell'antica Roma; i concetti di fertilità e fecondità della mite Diana; il truce aspetto esteriore avuto in eredità da certe streghe da tregenda; una punta di crudeltà ereditata da Frau Berchta.

Ancora oggi un po' ovunque per l'Italia si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso: il 6 gennaio si accendono i falò, e, come una vera strega, anche la Befana viene qualche volta bruciata... Nella Befana rivivono, quindi, simbolicamente culti pagani, antiche consuetudini, tradizioni magiche. Forse qualcosa in più di quello che superficialmente appare...
 
La Festa della Dodicesima Notte ispirò tra gli altri William Shakespeare che scrisse la omonima commedia che ebbe la prima rappresentazione il 6 Gennaio del 1601 al Globe Theatre di Londra.


foto dal web

martedì 5 gennaio 2021

Festa dell'Epifania

 
 
Buona festa dell'Epifania a tutti

mercoledì 30 dicembre 2020

Auguri

 

Auguri per un felice Anno Nuovo

Prigioniero


 

domenica 27 dicembre 2020

Riflessione

 

Verrà un giorno in cui nella tasca interna di una giacca, dentro la tasca interna di una borsa o nel portaoggetti dell'auto ritroveremo, dimenticata, una vecchia mascherina sgualcita.

Guardandola la strofineremo tra le mani come per assicurarci di aver davvero vissuto quel lungo incubo. Mentre chiuderemo le nostre mani, accartocciando quei ricordi lontani, respireremo profondamente liberi per sottolineare a noi stessi quanto è bella la vita. 

Trovata sui social non mia ma molto efficace.

sabato 26 dicembre 2020

S.Stefano

 
Martirio di S. Stefano (Louvre) di Annibale Carracci
 
Foto dal Web
 
Auguri di buon S. Stefano a tutti
 

giovedì 24 dicembre 2020

Natale 2020


 BUON NATALE A TUTTI VOI

sabato 19 dicembre 2020

venerdì 18 dicembre 2020

giovedì 17 dicembre 2020

mercoledì 16 dicembre 2020

venerdì 11 dicembre 2020

Trilussa

 


Quand'ero ragazzino, mamma mia

me diceva: ricordate fijolo

quanno te senti veramente solo

tu prova a recità 'n Ave Maria!

L'anima tua da sola spicca er volo

e se solleva come pè magia.

Ormai sò vecchio er tempo m'è volato,

da un pezzo s'è addormita la vecchietta,

ma quer consijo non lhò mai scordato.

Come me sento veramente solo...

io prego la Madonna benedetta

e l'anima da sola pija er volo!

Trilussa

giovedì 10 dicembre 2020

mercoledì 9 dicembre 2020

martedì 8 dicembre 2020

8 dicembre


 Buona festa dell'Immacolata

venerdì 4 dicembre 2020

giovedì 3 dicembre 2020

Polignano a Mare (Ba)

Foto di Nick Abbrey
 Polignano a Mare, perla del Sud Italia conosciuta nel mondo per aver dato i natali a Domenico Modugno, per il suo caratteristico borgo antico e per lo splendido affaccio sul mare, ha vinto un prestigioso premio.

La fotografia scattata proprio a Polignano a Mare dal fotografo Nick Abbrey ha vinto il concorso “Wiki Loves Monuments 2020 in Italia” come scatto più bello dell’anno. La foto ritrae “Cala Porto durante una delle più belle mareggiate di sempre“.

La fotografia vincitrice del premio è stata preferita ad altre oltre 15mila immagini, scattate da più di 700 concorrenti. “Wiki Loves Monuments”, che coinvolge oltre 50 Paesi e si propone di raccogliere materiale fotografico per documentare il patrimonio storico e naturalistico (e incrementare gli archivi fotografici di Wikipedia) è ritenuto il maggiore concorso fotografico al mondo. (Notizie dal Web) https://initalia.virgilio.it/polignano-foto-piu-bella-2020-42953

mercoledì 2 dicembre 2020

martedì 1 dicembre 2020

Calendario di Malcesine

La stella cometa veglia sull'evento, carezzando la neve ed il paesaggio.

venerdì 27 novembre 2020

Il murales di S. Rosalia




Come già successo nel '600, la città di Palermo si affida a S. Rosalia (la Santuzza) patrona della città,  che sconfisse la peste. Così l'artista Igor dona alla confraternita del Venerdì Santo "Ai Fornai" nel rione Albergheria di Palermo un murales che raffigura la Santuzza, così amichevolmente chiamata dai palermitani, per sconfiggere la pandemia del COVID 19 tra tradizioni popolari e religiose.

mercoledì 25 novembre 2020

Codice Rosso

Foto dal web

Foto dal web

25 Novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne

 

mercoledì 18 novembre 2020

Poesia africana

 Ti auguro tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi,ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per tè stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre, ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perchè te ne resti; tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull'orologio.

Ti auguro tempo, per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare tè stesso, per vivere ogni giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

 

Trovata sul web

 

sabato 7 novembre 2020

Riunioni tecniche

Una delle tante riunioni tecniche-fotografiche che si facevano a casa, con un gruppo di amici e soci U.I.F. (Unione Italiana Fotoamatori) chissà quando potremo tornare a questa normalità, per ora con le norme COVID19 in vigore, tutto questo non è più possibile per la nostra sicurezza individuale e sociale.

lunedì 2 novembre 2020

lunedì 2 novembre commemorazione dei defunti

 
Un caro pensiero a tutti i nostri cari defunti... quale cosa migliore ricordarli se non con una poesia del grande maestro di vita Totò?
'A livella1
(Originale in dialetto napoletano, 1953/64)
Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e 'stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo 'stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i 'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato... dormo, o è fantasia?
Ate che fantasia; era 'o Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".
"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé... piglia 'sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?...
...Muorto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato è tale e qquale".
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella
che staje malato ancora È fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?... è una livella.
'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,  stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!". 
La livella
(Traduzione in italiano, 1953/64)
Ogni anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno deve fare questa gentilezza;
ognuno deve avere questo pensiero.
Ogni anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo di zia Vincenza.
Quest'anno m'è capitata un'avventura ...
dopo aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) se ci penso, che paura!
ma poi mi diedi anima e coraggio.
Il fatto è questo, statemi a sentire:
si avvicinava l'ora di chiusura:
io, piano piano, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".
Lo stemma con la corona sopra a tutto ...
...sotto una croce fatta di lampadine;
tre mazzi di rose con una lista di lutto:
candele, candelotte e sei lumini.
Proprio accanto alla tomba di questo signore
c’era un'altra tomba piccolina,
abbandonata, senza nemmeno un fiore;
per segno, solamente una piccola croce.
E sopra la croce appena si leggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardandola, che pena mi faceva
questo morto senza neanche un lumino!
Questa è la vita! tra me  e  me pensavo...
chi ha avuto tanto e chi non ha niente!
Questo pover'uomo s'aspettava
che anche all’altro mondo era pezzente?
Mentre rimuginavo questo pensiero,
s'era già fatta quasi mezzanotte,
e rimasi chiuso prigioniero,
morto di paura... davanti alle candele.
Tutto a un tratto, che vedo da lontano?
Due ombre avvicinarsi dalla mia parte...
Pensai: questo fatto a me mi pare strano...
Sono sveglio...dormo, o è fantasia?
Altro che fantasia! Era il Marchese:
con la tuba, la caramella e il pastrano;
quell’altro dietro a lui un brutto arnese;
tutto fetente e con una scopa in mano.
E quello certamente è don Gennaro...
il morto poverello... il netturbino.
In questo fatto non ci vedo chiaro:
sono morti e si ritirano a quest’ora?
Potevano starmi quasi a un palmo,
quando il Marchese si fermò di botto,
si gira e piano piano... calmo calmo,
disse a don Gennaro: "Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente".
"Signor Marchese, non è colpa mia,
io non vi avrei fatto questo torto;
mia moglie è stata a fare questa fesseria,
io che potevo fare se ero morto?
Se fossi vivo vi farei contento,
prenderei la cassa con dentro le quattr'ossa
e proprio adesso, in questo stesso istante
entrerei dentro a un'altra fossa".
"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Fammi vedere! prendi 'sta violenza...
La verità, Marchese, mi sono stufato
di ascoltarti; e se perdo la pazienza,
mi dimentico che son morto e son mazzate!
Ma chi ti credi d'essere...un dio?
Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?...
...Morto sei tu , e morto son pure io;
ognuno come a un altro è tale e quale".
"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
Te lo vuoi ficcare in testa... nel cervello
che sei ancora malato di fantasia?...
La morte sai cos’è?... è una livella.

Un re, un magistrato, un grand’uomo,
passando questo cancello, ha fatto il punto
che ha perso tutto, la vita e pure il nome:
non ti sei fatto ancora questo conto?
Perciò, stammi a sentire... non fare il restio,
sopportami vicino - he t'importa?
Queste pagliacciate le fanno solo i vivi:
noi siamo seri… apparteniamo alla morte!"
La livella è uno strumento usato generalmente da chi lavora nel campo dell'edilizia per "livellare" una superficie, cioè stabilirne l'orizzontalità. Totò, nella sua poesia 'A livella, la usa come metafora della morte, livellatrice di ogni tipo di disuguaglianza esistente tra i vivi.

 

domenica 1 novembre 2020

Calendario di Malcesine

Il movimento lento incrocia il letargo di creature spossate dall'estate.

venerdì 30 ottobre 2020

Qualche tempo fà

Il sottoscritto tra gli zii ai quali ero molto legato, lei sorella di mia madre, lui fratello di mio padre, una coppia senza figli e quindi ero come tale per loro. Lo zio Michele amante della fotografia mi trasmise la passione regalandomi la prima macchina fotografica, una ISO RAPID AGFA automatica a fuoco fisso, che ancora oggi a distanza di cinquantanni conservo gelosamente, per poi passare alla COMET II sempre regalata dallo zio. Da allora cominciai la mia passione fotografica che ancora oggi mi appassiona e mi consola, nei momenti di estro e inventiva, insieme al disegno grafico. Notare come "casualmente" in primo piano c'èra una signora macchina...

mercoledì 28 ottobre 2020

Muro libero (Street art Palermo)


Una delle tante vie della periferia di Palermo autorizzate dal Comune ad abellire i muri, un ottima iniziativa.












Peccato che le macchine ostacolavano le riprese, sarebbero state interessante delle panoramiche. Se cliccate sulle immagini, si ingrandiscono per poter meglio apprezzare le opere d'arte di questi autori.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...