giancarlo e katia sposi

giancarlo e katia sposi
2 luglio 2014

domenica 23 gennaio 2011

La Palazzina Cinese.

Cenni storici

Nel Natale del 1798, in fuga dai tumulti di Napoli, sbarcò a Palermo la coppia reale Ferdinando di Borbone e Carolina, accolta favorevolmente dalla nobiltà palermitana. Il re, amante della caccia, acquistò dai nobili palermitani del tempo Ajroldi, Salerno, Pietratagllata, Niscemi. Vannucci, Malvagna e Lombardo una buona parte dei terreni situati nella piana dei Colli, per costruire una riserva ove dare sfogo alla sua passione venatoria. Mediante editti reali espropriò feudi e tenute fino a costruire un magnifico parco di circa 400 ettari che raggiungeva le pendici del Monte Pellegrino; nacque così il Parco Reale della Favorita.

Nel terreno dei Lombardo si trovava una stravagante casina di stile cinese che, per la sua capricciosa sfoggia la si trova segnalata in scritti dell'epoca ed anche raffigurata in un dipinto di Pietro Martorana, realizzato prima del 1797.

Al re non dovette dispiacere tale capriccio architettonico, tanto che incaricò il più noto architetto palermitano del tempo, Giuseppe Venanzio Marvuglia (1729- 1814), di ristrutturare la palazzina senza mutarne lo stile.

Pur essendo un architetto neoclassico, Marvuglia dimostra notevoli capacità compositive e vasta cultura nell'affrontare un tema tanto insolito, per una committenza d'eccezione.

La palazzina presenta tre elevazioni ed un piano seminterrato; i due prospetti principali hanno al centro un portico semicircolare con sei colonne in marmo, concluso da un bizzarro coronamento orientale su cui è un terrazzo. Il portico del prospetto sud è sopra elevato e vi si accede da due scalinate simmetriche, ruotate quasi a 45°, di tre rampe ciascuna. Il motivo degli scaloni esterni di fantasioso disegno era stato per tutto il periodo barocco un tema ricorrente nell'architettura delle ville extraurbane a Palermo, sorte numerose nella Piana del Colli ed a Bagheria.

Il Piano seminterrato si affaccia all'esterno con un portico ad archi acuti di gotica memoria. La parte centrale dell'edificio si eleva sul resto e si conclude con la "specola" o "stanza dei venti", un ambiente ottagonale coperto a pagoda. Le ali laterali più basse hanno due terrazzi con strane travature traforate.

Al primo piano è poi una balconata continua a cui si può accedere da due originali torri (realizzate nel 1806 dal real capomastro Giuseppe Patricola), che ospitano scale "a lumaca", staccate dal corpo della costruzione, enfatizzando così il carattere ludico dell'edificio; del resto anche i cromatismi dei prospetti, rosso, verde malva sul fondo ocra, si addicono perfettamente allo stile.

Inoltre, ogni dettaglio, dalle cancellate al piloni in muratura dei cancelli, dai lampioni alle cornici, è rigorosamente cinese. Le recinzioni in ferro si concludono in alto con buffi campanellini che si muovono al vento.

Negli interni si esalta il gusto esotico, magistralmente interpretato da artisti quali Benedetto Cotardi e Rosario Silvestri (adornisti), Vincenzo Riolo e Giuseppe Velasco (figuristi) e ancora Giuseppe Patania e Raimondo Gioia, che si muovono tra il cinese ed il pompeiano, tra il trucco e il gusto delle rovine, suggerendo in ogni caso un senso originale della spazialità in sintonia con la diversa funzionalità degli ambienti.

Nel seminterrato è la sala da ballo, decorata dal Velasco in stile Luigi XVI, con finta rovina nella volta (affresco attribuito a R. Gioia), un Tromp-l'oleil di grande efficacia, vi sono anche la sala delle udienze e la camera da bagno con grande vasca ovale in marmo incassata nei pavimento.

Nel piano rialzato, la sala del ricevimenti ha pannelli in seta, dipinti con succhi d'erbe a motivi cinesi; mentre la sala da pranzo presenta la famosa "tavola matematica", progettata dal Marvuglia, provvista di un dispositivo che consente il "saliscendi " dei piatti con le vivande direttamente dalle cucine sottostanti evitando l'intervento dei domestici. Il relativo meccanismo è stato restaurato a cura della delegazione di Palermo del FAI, in occasione della Giornata di primavera del 1999.

La camera da letto del re, con affreschi di G. Cotardi e G. Velasco, ha un baldacchino con otto colonne di marmo bianco; al piano superiore la camera da letto della regina Maria Carolina è decorata in stile neo-classico con affreschi attribuiti al Cotardi. Vi è Inoltre una sala "alla turca" con colonne ed una in stile pompeiano.


La Palazzina Cinese





“su concessione dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana - Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo”

Poesie

Fotografia di un momento

La rosa/recisa/per dono/appassita.
In un lampo/ I petali/caduti/sull'acqua/dispersi/.
Nell'aria/ Lo stelo/angosciato testimonia/l'assurdo.
Nell'arena del tempo.

Giuseppe Romano 04/06/2005

Sensualità

venerdì 7 gennaio 2011

Poesie

Parlarti d'amore.....

E' strano

parlarti d'amore

a quest'ora,

quando il cielo dorme

e la luna struscia

con le stelle

per conquistare

pole-position di giornata.

Eppure è di ciò

che ho voglia

a quest'ora di notte,

con te che sogni

in un'altra galassia,

non sognando me,

ma principi azzurri

da divorare con lo sguardo.

Non senti l'ansia

che sale lentamente,

il ritmo del cuore

arrampicarsi a scatti,

le grida silenziose

che vagano dentro,

sinonimi perenni

di vulcani in letargo.

Sussulti tutti

che vivono a soggetto,

scene di teatro di mimi

pronti ad animarsi,

tentacoli avvolgenti

intesi a rivelarti

il sogno di una notte

che attende l'alba.

Anche stanotte

ti ho parlato d'amore,

volando a bassa quota,

sfiorando la tua pelle

che sa di pesca ancora acerba,

pauroso di smarrirti,

complice il sole,

nell'orizzonte nebuloso.

Giuseppe Romano

15/09/2010 - ore 2,00

Poesie

Delirio

Perderti,

ancora prima

d'incontrarti,

ha sconvolto

l'intimo profondo

nel paludoso inferno

del mio io,

alla ricerca,

sempre,

di turbinii

violenti.

Con l'andare

del tempo,

che non lenisce

le ferite,

anzi,

becero,

affonda lame,

acuendo il rimpianto

per la difformità

che schizza

il mio viso.

Sciolti

gli ormeggi,

silente

scivoli

all'orizzonte,

cedendomi

all'incerto

domani.


Giuseppe Romano 25/12/2010

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