giancarlo e katia sposi

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2 luglio 2014

giovedì 26 marzo 2009

Sambuca di Sicilia

Le origini del nome son ancora incerte. Le principali storie sono: Sambuca come lo strumento musicale greco a forma di Arpa o l'impianto del centro storico del paese: Sambuca dalle piante di sambuco, diffuse in antichità nella valle del lago Arancio. Sambuca di Sicilia è a 350 m sul livello del mare. Fino al 1921 la città era chiamata Sambuca Zabot. La nascita cittadina si deve all'arrivo dei Musulmani in Sicilia nell'827, ma già antecedentemente a tale periodo nella zona si vide l'arrivo degli Elimi e dei Sicani, come è attestato da alcuni ritrovamenti effettuati nella zona archeologica del Monte Adraone. Nel corso dei secoli, a partire dal 1200, la città conobbe una notevole espansione edilizia. A monte della città vi è il suggestivo quartiere saraceno recentemente restaurato e costituito da brevi vie, da basse abitazioni e da cortili. Dal punto di vista archeologico, non si può certamente dimenticare la zona archeologica del Monte Adranone, insediamento greco del VI sec. a.C. Le caratteristiche geo-morfologiche della zona sono ricollegabili a quelle della valle del Belice e dalla istituzione della Riserva Naturale Orientata di Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco ed infine il Lago Arancio

Reportage Sicilia

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martedì 24 marzo 2009

A LA SICILIA MIA

E si sta terra spissu havi svinturi
però non perdi mai la puisia,
ed è balsamu a tutti li duluri
lu suli ca ni duna l'alligria.
Perciò iù comu l'edira a lu muri
sugnu attaccatu a st'isulidda mia,
e mancu si mi fannu 'imperaturi
cu n'autru regnu iù la cangirìa.
E siddu 'n jorni mi n'avissi a ghiri
sarrìa comu n'aceddu 'ntra li riti,
o comu 'n pisci 'ntra l'aria suspisu;
e quannu veni l'ura di muriri
nuddu cunfortu darimi putiti,
pirchì lu lassu ccà lu paradisu.

Francesco Guglielmino
(professore universitario e poeta siciliano, 1872-1956)
(da CIURI DI STRADA, Catania 1922)

TRADUZIONE : -- E se questa terra spesso subisce sventure/ però non perde mai il senso della poesia/ ed è balsamo a tutti i dolori/ il sole che ci dona l'allegria./ Perciò io, come l'edera sui muri/ sono attaccato a questa mia isoletta/ e neppure se mi fanno imperatore/ non lo cambierei con un altro regno./ E se un giorno io dovessi andar via/sarei come un uccello dentro le reti/ o come un pesce sospeso in aria; e quando verrà l'ora di morire/ non mi potrete dare alcun conforto/ perché il paradiso lo lascio qui --.

venerdì 20 marzo 2009

Ficarra

Ficarra è un piccolo centro della provincia di Messina, che sorge su un'altura dei monti Nebrodi di fronte alle isole Eolie, a 450 m sul livello del mare. Il tessuto urbanistico è di chiara origine medievale, la prima notizia della esistenza di questo agglomerato con l'odierno nome risale a un diploma del Conte Ruggero Normanno del 1082 infatti Ficarra viene citato nel 1198 nel registro della chiesa di Messina, come un comune in cui sorge una fortezza costruita nel periodo Saraceno. Di questo periodo arabo-saraceno non esistono notizie, ma le numerose tracce che è possibile riscontrare nel nome stesso di Ficarra, assimilabile etimologicamente all'arabo FAKHAR = GLORIOSO. L'attività economica principale oltre l'agricoltura è l'allevamento del baco da seta.

Reportage Sicilia

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mercoledì 11 marzo 2009

Villa Palagonia

La sua costruzione ebbe inizio nel 1715 per volere di Don Ferdinando Gravina e Cruillas, V principe di Palagonia, pari del regno, cavaliere del Toson d'oro, prestigiosa onorificenza dei re di Spagna. Per la progettazione fu incaricato il frate domenicano Tommaso Maria Napoli, architetto coadiuvatore del Senato di Palermo con la qualifica di "ingegnere militare". Nel 1737, con la successione di Ignazio Sebastiano Gravina, erede del padre Francesco Ferdinando, iniziano i lavori per la realizzazione dei corpi bassi che circondano la villa, Francesco Ferdinando Gravina e Alliata. A questi si devono il completamento dell'intero complesso monumentale di villa Palagonia con le decorazione e gli arredi interni ed esterni che hanno fatto conoscere nel mondo la sua residenza di Bagheria quale la " la villa dei mostri". I muri esterni dei corpi bassi sono adornati con delle statue in "pietra tufacea d'Aspra", raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie. Molto particolare è lo scalone a doppia rampa, realizzato in pietra calcare, sotto il fastoso principesco stemma della famiglia Gravina. Nel 1885 la villa fù acquistata dalla famiglia Castronovo che ancora oggi, grazie ai suoi eredi rende possibile la visita ad uno dei più straordinari monumenti della civiltà barocca europea, creato nella terra di Sicilia.

Villa Palagonia

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